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20/01/2012
Distretto Agrumi. Federica Argentati spiega il progetto. Tratto da "La Sicilia" del 20 gennaio 2012
vendita arance Sicilia
Catania. Crederci, bisogna crederci. Ma. come sempre, non basta crederci. Bisogna anche mettere in moto un meccanismo serio, concreto, che analizzi la realtà dei mercati, le opportunità il potenziale, i canali da percorrere per sviluppare l'idea e trasformarla in un fatto concreto.
E' di arance spremute che parliamo, ripartendo dalle considerazioni fatte ieri dal presidente di Coldiretti Sicilia, Alessandro Chiarelli, anche alla luce dell'incrinarsi, secondo gli esperti, dei rapporti fiduciari legati alla qualità dei prodotti tra il più grande paese esportatore di succo, il Brasile, con gli Usa e, forse, con altri clienti. In Sicilia la questione è fondamentale per un settore che sta in perenne crisi.
E ad occuparsi oggi di strategie collegate proprio al succo d'arancia è il Consorzio Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia. Pochi giomi fa, infatti, Federica Argentati, presidente del Distretto, ha elaborato dopo l'incontro organizzato su sollecitazione dalla base sociale del Consorzio, un progetto molto dettagliato con il quale si potrebbe cercare e trovare, finalmente, una strada alternativa, nuova e produttiva per la valorizzazione del prodotto agrumi di qualità DOP, ICP e Biologico attraverso la trasformazione industriale. Con una non marginale ricaduta anche legata a energie rinnovabili.
Dice la Argentati: "il progetto nasce dalla consapevolezza dell'importanza di creare degli accordi con l'industria finalizzati ad accrescere il valore aggiunto della materia prima in un momento in cui la produzione, al contrario, subisce una forte pressione competitiva legata, oltre che alla concorrenza estera, anche alla scarsa capacità organizzativa del comparto che, nel rapporto con l'intera filiera, finisce con il ridurre fortemente il prezzo all'origine con danni non indifferenti anche sulla qualità produttiva degli agrumeti".
II primo nodo che il Consorzio, insomma, affronta, è il solito, quello della frammentazione delle aziende, mentre la politica della Comunità Europea è sempre più specificatamente volta all'incentivazione delle forme organizzate di impresa.
Ma che cosa è emerso dall’analisi del Consorzio e dall'elaborazione fatta dalla Argentati? «Abbiamo individuato tre punti principali di partenza: riposizionare sul mercato nazionale ed internazionale gli agrumi in genere e le produzioni IGP, DOP e Biologiche in particolare, sia per il consumo del fresco che del prodotto trasformato; conferire al prodotto trasformato di qualità il valore aggiunto necessario ad aumentare il margine di profitto sulla vendita della materia prima.
Abbiamo il potenziale di imprese ora bisogna organizzarsi per creare quante più sinergie possibili tra stumenti operanti nel comparto agrumicolo siciliano.
Ma agire attraverso il Consorzio che tipo di benefici può portare ai produttori? Dal momento che aderiscono al Consorzio 10 aziende aggregate, anche ipotizzando un interesse del 30% delle stesse e vista la loro rappresentatività in termini di superfici e quantitativi, e possibile supporre sin da ora importanti quantità di materia prima disponibile. In sintesi, fermandoci ad una ipotesi realistica, stiamo parlando di produzione per 45.000.000 chili, cioè 4500 vagoni che, restando sempre nella media realistica, significherebbe 17.100.000 di litri succo.
Naturalmente sarebbe opportuno riuscire ad affermare un marchio territoriale quale IGP/DOP e Biologico e, pertanto, tenere in debita considerazione la quantità di prodotto certificato in grado di immettere sul mercato. Noi riteniamo prioritario anche l'obiettivo di fornire prodotto finito in brick con elevata caratterizzazione del prodotto e del territorio Sicilia. Ma come dovrebbe avvenire la scelta dell'industria di trasformazione? «Andrà effettuata valutando capacità di produzione qualitativa e quantitativa in rapporto alle esigenze del cliente, alla disponibilità di prodotto, al posizionamento dell'industria rispetto alla produzione>>.
Ma il Consorzio culla anche un sogno legato alle energie rinnovabili. «Per noi - conclude Argentati - è importante cercare di sviluppare anche l'opportunità di "connettere" il progetto con I'utilizzo di energie da fonti rinnovabili, in particolare utilizzo di biomassa proveniente dal pastazzo degli agrumi e/o scarti di potatura>>.
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